Mi sono imbattuta in questo studio a partire da una presentazione divulgativa dell’Università della California, Irvine, che riportava un risultato apparentemente sorprendente: una semplice esposizione notturna a diversi aromi, mediante diffusore, sarebbe stata associata a un miglioramento significativo di una misura della memoria negli adulti anziani.
Come sempre, però, è importante tornare alla fonte originale e leggere con attenzione ciò che i ricercatori hanno realmente fatto, osservato e concluso.
Lo studio originale
L’articolo scientifico di riferimento è il seguente:
Woo CC, Miranda B, Sathishkumar M, Dehkordi-Vakil F, Yassa MA, Leon M. (2023). Overnight olfactory enrichment using an odorant diffuser improves memory and modifies the uncinate fasciculus in older adults. Frontiers in Neuroscience, 17:1200448.
DOI: 10.3389/fnins.2023.1200448
Si tratta di uno studio condotto su adulti anziani sani, di età compresa fra 60 e 85 anni, con l’obiettivo di verificare se un arricchimento olfattivo notturno, semplice e facilmente praticabile a domicilio, potesse produrre effetti positivi sulla memoria e su alcune vie neurali coinvolte nei processi cognitivi.
Che cosa hanno fatto i ricercatori
I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: un gruppo sottoposto ad arricchimento olfattivo e un gruppo di controllo.
Il gruppo sperimentale ha utilizzato, durante la notte, un diffusore di aromi impostato per due ore all’inizio del sonno.
Gli aromi utilizzati erano sette, uno diverso per ciascuna notte, in rotazione settimanale:
- rosa
- arancio
- eucalipto
- limone
- menta piperita
- rosmarino
- lavanda
Il protocollo è stato seguito per sei mesi.
Che cosa hanno osservato
Il risultato più noto dello studio riguarda una prova del Rey Auditory Verbal Learning Test (RAVLT), un test utilizzato per valutare apprendimento verbale e memoria.
Nel gruppo sottoposto ad arricchimento olfattivo è stato osservato, rispetto al gruppo di controllo, un miglioramento statisticamente significativo nella prova A5 del test.
Questo dato è stato presentato anche in forma divulgativa come un “miglioramento del 226%”. È però importante capire bene che cosa significa: non vuol dire che “la memoria sia aumentata del 226%” in senso generale, ma che la differenza di andamento tra gruppo sperimentale e gruppo di controllo, in quella specifica misura, è risultata molto marcata.
I ricercatori hanno inoltre osservato una modificazione significativa della diffusività media del fascicolo uncinato sinistro, una via di sostanza bianca che mette in relazione importanti aree limbiche e prefrontali coinvolte nei processi di apprendimento, memoria ed elaborazione emotiva.
Perché questo studio è interessante
Questo lavoro è interessante per diversi motivi.
Anzitutto, perché propone un’idea estremamente semplice: una stimolazione olfattiva minima, effettuata mentre la persona dorme, potrebbe costituire una forma di arricchimento sensoriale capace di sostenere il cervello che invecchia.
In secondo luogo, perché il sistema olfattivo ha una relazione molto particolare con il cervello. A differenza di altri sistemi sensoriali, esso possiede un accesso diretto a strutture limbiche implicate nella memoria e nelle emozioni. Per questo motivo, il tema dell’olfatto merita attenzione non solo in ambito sensoriale, ma anche nel quadro più ampio delle dinamiche neurocognitive.
Infine, questo studio richiama una questione più generale: la perdita dell’olfatto, spesso sottovalutata, accompagna o precede in molti casi il deterioramento cognitivo. L’olfatto, dunque, non è un senso “minore”, ma una via di relazione con il mondo che ha profonde implicazioni biologiche ed esperienziali.
Che cosa non bisogna concludere in modo affrettato
Proprio perché lo studio è interessante, bisogna leggerlo con rigore.
Non possiamo dire, sulla base di questo lavoro, che diffondere oli essenziali durante il sonno “cura la memoria” o previene in modo certo il decadimento cognitivo.
Non possiamo neppure attribuire a un singolo aroma un effetto specifico, perché il protocollo si basava su una rotazione di aromi diversi, non sull’uso isolato di uno solo.
Inoltre, il campione era relativamente piccolo e, a causa del periodo pandemico, il numero dei partecipanti effettivamente considerati nell’analisi cognitiva finale è stato ulteriormente ridotto. Questo invita alla prudenza e rende auspicabili studi più ampi.
La mia lettura
Dal mio punto di vista, il valore più bello di questa ricerca non consiste in uno slogan ad effetto, ma nel fatto che essa conferma una direzione molto importante: l’esperienza sensoriale, e in particolare quella olfattiva, non è un semplice contorno della vita mentale.
L’olfatto partecipa profondamente ai processi di memoria, orientamento, tono emotivo e relazione con l’ambiente.
In una prospettiva sistemica, questo è estremamente significativo: non abbiamo da una parte un cervello astratto e dall’altra stimoli esterni che lo “colpiscono”, ma una dinamica continua fra organismo, esperienza e mondo vissuto. In questo senso, l’arricchimento olfattivo può essere letto come una pratica di modulazione dell’esperienza, capace di incidere sullo stato dell’intero sistema.
Riferimenti
Articolo scientifico originale
Woo CC, Miranda B, Sathishkumar M, Dehkordi-Vakil F, Yassa MA, Leon M. (2023). Overnight olfactory enrichment using an odorant diffuser improves memory and modifies the uncinate fasciculus in older adults. Frontiers in Neuroscience, 17:1200448.
DOI: 10.3389/fnins.2023.1200448
Presentazione divulgativa
University of California, Irvine. Sweet smell of success: Simple fragrance method produces major memory boost.
Nota
Questo testo ha finalità divulgative e informative e non sostituisce il parere del medico. Lo studio citato è interessante e promettente, ma non autorizza conclusioni terapeutiche generalizzate.
